orto,  Stile di Vita

L’agricoltura del non fare di Masanobu Fukuoka

La storia che vogliamo raccontarvi oggi è quella di un uomo che ha rivoluzionato il modo di “pensare” l’agricoltura ed ha ispirato tutte quelle tecniche di coltivazione che oggi sono riassunte con la definizione di “agricoltura sinergica”.

Quest’uomo era Masanobu Fukuoka microbiologo giapponese nato nei primi del novecento e vissuto fino al 2008.

All’età di 25 anni, in seguito ad un episodio di polmonite acuta, fu ricoverato in ospedale, rischiando la vita. Al suo risveglio, capì che, non fare assolutamente nulla è la massima forma di agricoltura, e che tutta la conoscenza scientifica è inutile per gli esseri umani. Lui pensava che più cose vengono fatte in Natura, e più è difficile controllarle.

In seguito a questo episodio, pur svolgendo la carriera di microbiologo, presso l’Università del Giappone, incominciò a mettere in dubbio tutti i pilastri della scienza dell’agricoltura fino ad allora conosciuta e decise di tornare nell’isola di Shikoku dove risiedeva la sua famiglia per seguire una coltivazione di mandarini adottando un suo personale sistema ecocompatibile e biologico.

Dal principio Fukuoka si stabilì in aperta campagna in una baracca nei pressi dell’agrumeto di famiglia, ma le sue teorie e la NON azione non fecero altro che far seccare un ettaro di colture.

Nonostante ciò non si diede per vinto e capì che essenzialmente questa “reazione” dei mandarini, che li portò a seccare, altro non era che il risultato delle intense lavorazioni dell’agricoltura intensiva.

In pratica, nel tempo, la terra si abitua alle pratiche invasive dell’uomo, all’aratura, ai fertilizzanti e finisce per non saperne fare più a meno.

Le sue idee presero spunto dal concetto filosofico del MU, che ritroviamo come punto cardine dell’insegnamento del Buddhismo Zen. Per lo Zen tutto l’universo è un flusso di cambiamento continuo in cui i fenomeni accadono naturalmente e con spontaneità, anche in agricoltura, quindi Fukuoka ritenne che il miglior modo per agire fosse proprio NON AGIRE, permettendo il funzionamento di quel meccanismo di autoregolazione che Madre Natura sa darsi autonomamente e senza l’intervento umano.

Per applicare il suo metodo, Masanobu capì che si doveva “riabituare” la terra ai ritmi della Natura.

I suoi principi erano 4, chiamati i 4 pilastri dell’agricoltura naturale:

  • Nessuna lavorazione
  • Nessun concime chimico né composto preparato
  • Nessun diserbo, né con l’erpice, né coi diserbanti
  • Nessuna dipendenza da prodotti chimici

Capì che l’aratura ad esempio impoverisce il terreno perché va a “mescolare” strati che andrebbero invece lasciati depositati come accade naturalmente. La vangatura deve avvenire solo nello strato superficiale senza andare troppo “a fondo”, per lasciare inalterate le dinamiche tra microrganismi.

Introdusse poi in prossimità delle colture animali antagonisti di alcune speci nocive, ad esempio nelle risaie introdusse la carpa che è un insettivoro e l’anatra che si nutre di lumache.

Nel terreno vangato superficialmente consociò alle coltivazioni desiderate alcune piante, tra cui il trifoglio, che hanno la proprietà di favorire il ciclo dell’azoto e costituire un fertilizzante naturale.

La parte aerea delle colture non veniva rimossa, ma utilizzata come pacciamatura per coprire la terra e favorire lo sviluppo di batteri e microrganismi e per allontanare insetti dannosi invece di usare fertilizzante altamente inquinante e pericoloso per la salute, intervenne con macerati vegetali dal potere repellente.

COLTIVAZIONE DEL RISO

Seminava direttamente il riso, senza trapiantare le piantine nelle risaie, e vi spargeva sopra della paglia, per fertilizzare il terreno e ridurre le erbe infestanti. Nel frattempo che il riso cresceva, seminava nello stesso posto, il grano a spaglio. Così quando raccoglieva il riso, il grano cresceva e non vi era spazio tra una coltura e l’altra per le erbacce.

Per quanto riguarda l’acqua nelle risaie, con il metodo classico, il riso viene coltivato con tanti centimetri in acqua, per evitare che le infestanti crescano e diano fastidio alle piantine di riso. In verità ci sono qualità di erbe infestanti che crescono anche con l’acqua, e qui si deve intervenire con il diserbo manuale, in quanto gli steli del riso sono già alti ed è l’unico modo per controllare questa crescita infestante. I chicchi di riso ottenuti saranno molto pochi e avranno steli molto alti, circa 90 cm. Con il metodo Fukuoka, il riso viene seminato in campo asciutto, le piantine che si sviluppano hanno radici più forti, resistenti a malattie ed insetti. Fukuoka lasciava acqua solo durante il periodo dei Monsoni, per circa una settimana, in modo che le infestanti morissero. Purtroppo pativa anche il trifoglio, ma lo indeboliva solamente, permettendo al riso di germogliare in tranquillità. Le piante non diventavano molto alte, ma in confronto al metodo tradizionale, si avevano raccolti più abbondanti.

Va detto che il metodo di Fukuoka è adatto principalmente per piccoli appezzamenti e per una produzione su scala ridotta, ma per chi come noi ama coltivare l’orto e portare in tavola prodotti genuini è sicuramente una strada da percorrere.

LA RIVOLUZIONE DEL FILO DI PAGLIA

Nel 1975 scrisse il saggio “La Rivoluzione del filo di Paglia”, dove racchiuse tutta la sua esperienza agricola del non fare. Io l’ho trovato anche molto filosofico e profondo in molte parti, oltre ovviamente a una buona parte pratica della coltivazione naturale.

Dopo l’uscita del libro, in pochi anni, persone di nazionalità diverse, si unirono a Fukuoka, nella sua “comunità”, imparando i metodi del suo non fare in agricoltura.

Oltre alla coltivazione del riso e alla cura dei mandarini, troviamo nei suoi insegnamenti, l’invenzione delle SEED-BALLS, altro non sono che palline di argilla. In queste palline lui mischiava semi di frutta e/o verdura misti ad altri semi, quali erbe mediche o trifoglio, il tutto mescolato con acqua. Formava queste palline e le lanciava letteralmente nel terreno dell’orto, così nessun animale, passerotti o topi, potessero mangiare i semi. Con la pioggia poi i semi germogliano e mettono le radici.

Con questo metodo non è necessario preparare il terreno. E in posti come Asia e Africa, posti che soffrono la desertificazione, queste SEED-BALLS, hanno attirato interesse. Si recò in questi luoghi per diverso tempo, nel 1985, dove preparò e insegnò a diverse persone, questo tipo di coltivazione. In seguito, nel 1988, gli fu riconosciuto il Premio Nobel Asiatico chiamato Magsaysay, per il suo contributo al benessere dell’umanità.

Volevo concludere qui quest’articolo citandovi alcune frasi di Masanobu Fukuoka, riflettendo sulle sue parole.

Quando respingi la conoscenza umana, la scienza, la civiltà, l’unica cosa che rimane è l’agricoltura naturale…

La rivoluzione può essere raggiunta con una sola pagliuzza. Questa pagliuzza è così leggera, così piccola, ma la gente non conosce il peso o il suo significato. Se la gente capisse il vero valore di questa pagliuzza, ci sarebbe una rivoluzione umana che cambierebbe la struttura sociale di intere Nazioni…

Il non fare nulla risulta essere il miglior metodo di coltivazione. Non fare niente, rifiuta l’intelligenza umana. Non c’è valore negli oggetti, gli uomini non producono. E’ la Natura a produrre. L’uomo non può creare neanche un filo d’erba, è la Natura a farlo….

Masanobu Fukuoka   1913-2008

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