Escursioni

Colonia di Rovegno o Colonia degli Orrori

Da molto tempo avevamo la curiosità di visitare la Colonia di Rovegno, la cosiddetta Colonia degli Orrori; così un giorno di Ottobre, insieme a due nostre amiche, ci siamo informati su internet circa la sua storia e, con le dovute precauzioni (la Colonia è in totale stato di abbandono, e pericolante), ci siamo recati a visitarla.

La struttura è situata in Alta Val Trebbia, a Rovegno, circondata da una fitta pineta. La sua area è di circa 1800 m², è a forma di ferro di cavallo su due piani, più un piano terra e un seminterrato. Nella struttura c’era un cinema, una palestra, una piscina e campi sia da tennis che da calcio.

A Rovegno ci siamo diretti sulla strada provinciale 83, e li arrivati ad un bivio, abbiamo posteggiato l’auto e preso il sentiero a piedi per la Colonia, seguendo il cartello giallo.

Dopo 20 minuti circa di cammino, l’abbiamo vista, svoltando in un piccolo sentiero alla nostra sinistra. E’ così imponente che ti viene subito da chiedere, come hanno fatto in cinque mesi a costruirla e inaugurarla da li a pochi mesi…..

Svolta a sinistra dopo 20 minuti di cammino

Stare in piedi fuori dalla Colonia e osservarla ripensando alla sua storia, che ora vi racconterò, fa venire i brividi, soprattutto girare al suo interno e vedere ciò che ne è rimasto, ben poco grazie a tutti i vandali che dopo la sua chiusura, hanno rubato e distrutto tutto il mobilio e le stanze al suo interno.

E’ un ex Colonia estiva, abbandonata e tutt’oggi rimasta miracolosamente in piedi, progettata e costruita tra il 1933 e il 1934. La sua costruzione, come quella di altre 4 opere in Liguria, fu finanziata dal Partito Nazionale Fascista. I lavori iniziarono il 1° Marzo 1934 e terminarono in soli 5 mesi, inaugurata poi nel Luglio dello stesso anno ed in funzione fino al 1942.

Nel corso di questi otto anni, la capienza della struttura aumentò dai 450 posti ai 500 posti, grazie alla realizzazione di un’ infermeria. Gli ospiti erano in gran parte i ragazzi del centro storico genovese, essa veniva usata per la cura e la prevenzione della tubercolosi (cure elioterapiche). I soggiorni alla Colonia era totalmente gratuiti.

Con l’armistizio del 1943, la Colonia fu occupata dai partigiani che la utilizzarono come sede, e dove oltre a molti militari tedeschi, trovarono prigionia anche civili sospettati di essere fascisti.

Dal 1944 al 1945, nella Colonia vennero compiuti atti tragici, sia i civili che i militari (numero imprecisato) vennero fucilati nei boschi circostanti. Molti dei corpi non furono mai trovati, o meglio a tutt’oggi giacciono sepolti in fosse comuni. Altri sono stati ritrovati, riconosciuti dai familiari e sepolti in patria.

Nel Marzo del 1945, furono presi prigionieri e poi fucilati: il Tenente Colonnello Celeste Gianelli, due Sottufficiali tedeschi, due soldati Turkmeni, 39 soldati della Turkestan e i due distaccamenti della Brigata Nera di Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia.

Dopo questi fatti, nel dopoguerra la Colonia riprese il suo funzionamento, fino alla fine degli anni ’60, in seguito abbandonata e colpita, come dicevo all’inizio, da atti vandalici.

Nel 2000 venne apposta una lapide di bronzo in memoria dei caduti sulla facciata a fianco all’entrata. Ma dopo un anno, ne fu rimessa un’altra, dato che quella originale fu rubata.

Questa lapide recita:

Da questa colonia divenuta la loro prigione non fecero ritorno 129 militari e civili della R.S.I. e 31 soldati tedeschi, molti altri ancora riposano per sempre tra questi boschi senza croce. Per loro e per chi li attese oltre ogni speranza una preghiera. Rovegno 22 marzo – 30 aprile 1945”.

Dopo un’ attenta perlustrazione delle rovine e un’accurata serie di fotografie suggestive, ci siamo allontanati attraversando un piccolo bosco in direzione Barbagelata e mentre camminavamo era come allontanarsi definitivamente da un passato che non c’è più, da uno spaccato dell’Italia a cavallo tra la Seconda Guerra Mondiale ed il primo “boom” economico.

Anni profondamente diversi da quelli che viviamo oggi, nel bene e nel male, dove nonostante le avversità  resistevano organizzazioni e strutture come questa, che permettevano anche ai figli di famiglie in difficoltà di curarsi e di passare giorni felici in villeggiatura.

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